Al tempo dei padri del deserto c'era un santo monaco eremita. Aveva vissuto a lungo con altri monaci e un maestro. Poi si era addentrato nel più

profondo deserto per vivere una vita di maggiore penitenza. Tutte le mattine, dopo il risveglio e la preghiera, si recava ad attingere acqua per le necessità della giornata. Ma il pozzo era lontano e lui sempre più vecchio. Così meditava di trasferirsi in una grotta più vicina alla sorgente. Un giorno, tornando a casa con il pesante orcio pieno d'acqua, più affaticato del solito, pensava: “Domani raccoglierò le mie poche cose e andrò a vivere più vicino al pozzo”. Mentre pensava così, fu sorpreso di udire un fruscio dietro di sé. Si voltò e vide un Angelo con un libro aperto, che contava i suoi passi e scriveva: duemilacento…. duemilacentouno… duemilacentodue… Il santo vecchio trasalì di stupore, ma l'Angelo lo rassicurò: “Continua a camminare, non avere paura, Sto annotando i tuoi dolorosi passi sul Libro della Vita. Ricordati, niente va perduto davanti al Signore!” Il giorno dopo il santo eremita trasferì la sua residenza… ma per andare un po' più lontano dal pozzo. Un’esperienza di adorazione Una volta mi trovai solo in una chiesa dove non c’era niente di particolare: quattro muri, un tavolo, un po’ di banchi… Siccome non c’era neanche niente da ascoltare e niente da fare, cominciai a pensare. La prima cosa che mi venne in mente fu l’indicazione di cui ancora non avevo capito il significato: «Guardate anche se non c’è niente e ascoltate anche se tutto è quieto». Questa frase mi faceva quasi ridere. Dicevo a me stesso: «Che vuol dire guardare, se tutto è buio, ed ascoltare, se tutto è silenzioso? Che ci faccio qui?». Cominciò così una battaglia tra me e il vuoto di quella chiesa. Mi facevo delle domande stupide, però mi sforzavo di dare risposte coerenti, e così continuò e si approfondì il discorso che si svolgeva tra me e me. Dopo un po’ di tempo riuscii a capire che era stato il silenzio a indurmi a riflettere: certi discorsi e certe risposte non li avevo mai formulati. Mi sembrava che il silenzio fosse qualcosa di più del maestro…