Pasqua 2026
QUARESIMA
La Quaresima che stiamo ultimando è tempo propizio per la nostra conversione e per la fede nel Vangelo del Signore Gesù.
Solo attraverso una rinnovata conversione e una rinnovata fede nella vicinanza del Signore Gesù alla nostra vita, possiamo celebrare la Pasqua come occasione propizia, dataci dal passaggio del Signore nella nostra vita (questo vuol dire Pasqua!), per morire al peccato e rinascere alla vita eterna.
Per la verità questo è già avvenuto una volta per tutte nel nostro Battesimo, ma si tratta di appropriarci di questa grazia e di renderla operante nel contesto della nostra vita e della nostra storia personale e comunitaria. Il tempo scorre e pure gli avvenimenti della vita creano in noi condizioni nuove, dentro le quali cimentare sempre e in modo nuovo la fede nel Signore Gesù ricevuta in dono nel nostro Battesimo.
Ma c’è in noi questa urgenza della conversione e della fede nel Vangelo? Conversione e fede sono due facce della stessa medaglia. Avvertiamo che la fede nel Signore chiede uno strappo dalla mentalità dominante?
La fede chiede di vivere, interpretare e decidere la vita, non secondo gli uomini, non secondo l’indice di gradimento del mi piace e del non mi piace, ma secondo l’opera che Dio ha compiuto, compie e promette ad ogni uomo e donna che viene a questo mondo e che il Signore Gesù ci ha pienamente manifestato con la sua vita. A me pare che questo non sia percepito, o sia percepito vagamente da chi peraltro sente l’esigenza di un compito di testimonianza della fede dentro la comunità e a favore del paese.
La fede non è solo fare del volontariato in Parrocchia o in Oratorio, ma è testimoniare nel servizio al prossimo, la vita buona che Dio in Gesù vuole condividere con noi e che ha la promessa di rimanere per sempre. E questa testimonianza arriva fino a patire e a soffrire per il riscatto del fratello dalla menzogna del peccato che ci porta a vivere la vita in autonomia e non come una risposta a Dio che ci ha chiamato a questo mondo con una intenzione ben precisa. Finchè non riconosci questa intenzione buona, tu vivi una vita finta, non puoi essere e volere te stesso, ma una finzione di te stesso, una maschera.
E la fede che celebriamo a Pasqua ha la forma della scelta di amare Dio e amare il prossimo come il Signore ci ha amato, perché così si ama e perché questo è il senso della nostra umanità. A me pare che su questo occorra un cambio di mentalità anche a livello comunitario e soprattutto dagli operatori pastorali. La preoccupazione dominante mi pare quella di attirare ragazzi, adolescenti, adulti per momenti di ricreazione e di animazione di paese che non rimandano a nient’altro se non al consumo dell’esperienza stessa con i suoi beni e alla raccolta di fondi a sostegno delle strutture. E i luoghi di fondo dell’edificazione della fede- la liturgia, la catechesi, la vita fraterna istruita dall’esempio di Gesù e la testimonianza della carità- risultano a latere di tutto ciò, non sono per nulla decisivi e non danno forma alla nostra gioia di vivere, alla nostra dedizione a Dio e ai fratelli. Quando invece sono proprio questi i luoghi di fondo che propiziano l’incontro con il Signore e alimentano la fede in Lui e ci formano come Corpo del Signore.
La Quaresima si è aperta con il solito Vangelo che ci chiama a compiere le nostre opere buone, non per piacere ai compaesani e raccogliere i fondi per il sostentamento delle strutture parrocchiali, ma per testimoniare loro la nostra fede nella dedizione incondizionata di Dio all’umanità intera, rivelatasi pienamente in Gesù di Nazareth.
Anche solo amandoci come il Signore Gesù ci ha amato, mostriamo il senso, la verità dei legami sociali e questa è la missione della Chiesa. Perchè le nostre opere risplenderanno davanti agli uomini come opere buone perchè faranno dare gloria a Dio Padre che ci ha chiamato a questo mondo per condividere in Gesù la vita eterna del Figlio Unigenito. Hanno questa fattura le opere comunitarie?
A me sembrano più opere da volontariato. La conversione e la fede nel Vangelo ci chiama anzitutto ad essere una fraternità che testimonia la bellezza di stare con il Signore Gesù, di imparare da Lui come si vive da uomini e di sostenersi a vicenda nel credere in Lui in un contesto dove a livello pubblico sono stati rimossi tutti i segni di rimando a Dio. Poi Insieme e singolarmente ci prenderemo a cuore, nel nome del Signore Gesù, dei compaesani con un’attenzione speciale alle nuove povertà e alla complessità della cultura umana del nostro tempo che tanta aria inquinata fa respirare a tutti noi. Raccogliere consensi su un’aggregazione semplicemente da allegra brigata per il sostegno delle nostre strutture, a mio avviso manca di servire alla complessità del nostro tempo, è mancare di profezia.
Un ritorno all’essenzialità delle strutture e della pastorale stessa, smettendo di agitarsi per le tante cose da fare e dando più spazio alla ricerca dell’unica cosa necessaria che il Signore Gesù ci ha pienamente rivelato nella sua Pasqua , è servire veramente l’umanità del nostro tempo con tutta la sua complessità e servire alla causa del Vangelo.
Questa esigenza di rinnovamento ci animi nel vivere la Grade settimana, la settimana Santa e nel celebrare la Pasqua del Signore. Buona Pasqua! Don Eros
