4 Marzo 2024
Pellegrinaggi Pastorali

Pellegrinaggio Pastorale

Lettera di restituzione del Pellegrinaggio Pastorale alle Parrocchie della Fraternità Presbiterale 1
della Comunità Ecclesiale Territoriale 9 Valle Imagna – Villa d’Almè
Villa d’Almè, 21 settembre 2021
Festa di San Matteo, apostolo ed evangelista

Cari presbiteri, care sorelle, cari fratelli,
vi giunga il mio saluto affettuoso, a pochi mesi di distanza dalla conclusione del “pellegrinaggio pastorale” che mi ha permesso di incontrare tutte le vostre parrocchie.
È un saluto che rivolgo a ciascuno, alle vostre famiglie, alle persone sole, a quelle provate dalla sofferenza e dal dolore, ai vecchi e ai giovani, a coloro che ho avuto la gioia di incontrare e a quelli che non ho incontrato. Pur nelle condizioni segnate dalla pandemia, l’attesa di incontrarvi e di riconoscere il Signore in mezzo a voi era molto viva, accompagnata dal desiderio di conoscere meglio le vostre comunità e di condividere con voi la fede in maniera significativa.

La vostra accoglienza ha corrisposto largamente a questi desideri e a queste attese. Le limitazioni dovute alla pandemia, se hanno contenuto necessariamente i numeri dei partecipanti, non hanno contratto l’amabilità, la generosità, la fiducia e la fede con cui mi avete accolto. Anzi, proprio le condizioni faticose della vita comunitaria, hanno reso più intenso il nostro incontro e più ricchi i reciproci doni che ci siamo scambiati. Tutto questo alimenta in me una profonda e lieta riconoscenza, che vi consegno come uno dei doni più preziosi di questo pellegrinaggio. Il Vescovo vi ringrazia di cuore e con il cuore: ringrazia ciascuno e ringrazia Dio per tutti voi, abbracciandovi e benedicendovi per ciò che ha ascoltato, visto e toccato e per i frutti che ha raccolto dalla vostra fede e dal vostro affetto. Confido che anche voi, possiate raccogliere frutti di Vangelo da questa semplice visita e che, con rinnovata determinazione e fiducia, possiate continuare insieme il pellegrinaggio della vita.

Un particolare e fraterno ringraziamento lo rivolgo ai presbiteri di tutte le età, al servizio delle vostre Parrocchie: l’incontro personale e comunitario con loro è uno dei segni che caratterizza la mia visita. Ho desiderato che poteste vedere il legame che unisce i presbiteri con il Vescovo: non è un rapporto di dipendenza, ma di carità, di comunione, di fiducia.
È bello quando questi tratti prendono forma nei sentimenti della stima reciproca, della confidenza, della gioia di servire il Vangelo a coloro che il Signore ci affida.
L’importanza di questo legame si arricchisce, quando i presbiteri alimentano un rapporto fraterno tra loro, non per separarsi dalla comunità, ma per offrire una testimonianza che alimenti la consapevolezza e la determinazione di tutti a vivere la comunione che scaturisce dalla fede. Penso che non sia difficile immaginare lo sconcerto e la sofferenza che scaturiscono nel momento in cui presbiteri e fedeli si sottraggono a questo comandamento evangelico.

Mi sia concessa un’espressione di particolare gratitudine al Moderatore della Fraternità presbiterale, don Raffaele Cuminetti, che con tanta amabilità, pazienza e vicinanza mi ha accompagnato nei giorni del mio pellegrinare nelle vostre parrocchie, come pure ai diaconi Oliviero e Fabio e a tutti i diaconi permanenti presenti alle liturgie che ho celebrato con voi e per voi. La gratitudine giunga alle Comunità religiose che arricchiscono la vita delle vostre comunità con la loro testimonianza, con la loro disponibilità e il loro servizio.

Riconosco che, pur avendo già visitato le vostre parrocchie in questi anni, il pellegrinaggio mi ha reso maggiormente consapevole delle caratteristiche del vostro territorio e di come contribuiscono alla fisionomia delle comunità parrocchiali. Desidero sottolineare la vicinanza alla città e la bellezza armoniosa delle colline, la mobilità intensa che si sviluppa sulle due direttrici sud-nord ed est-ovest, la presenza di parrocchie piccole o medio-piccole e di due centri numericamente più rilevanti. Anche solo a partire da queste caratteristiche, ho confermato la mia impressione di una ricca varietà di fisionomie parrocchiali. Inoltre, con il passaggio alle Comunità Ecclesiali Territoriali e alle Fraternità presbiterali, hanno subito una modifica i confini di quello che un tempo erano i Vicariati locali. Nel frattempo, è stata costituita l’Unità pastorale tra le parrocchie di Ramera, Ponteranica e Rosciano, che ho molto apprezzato per la sua determinazione propositiva in diversi ambiti, non ultimo quello
giovanile.

Istanze Pastorali
Anche solo da questi tratti così sommari, mi sembra emergano alcune istanze pastorali da considerare.
La prima è rappresentata dalla dinamica paese-città: si intrecciano in maniera evidente i sentimenti di identificazione e appartenenza, con quelli della mobilità e delle appartenenze diversificate. Questo fatto modifica la fisionomia di una parrocchia, che un tempo rappresentava l’elemento unificante dell’intera comunità nel segno simbolico del campanile.
Per questa ragione, è elevato il rischio di considerare la parrocchia in termine di organizzazione di servizi, più che di comunità di vita e relazioni. Ho apprezzato la passione e la dedizione di coloro che ho incontrato e nello stesso tempo ho condiviso la preoccupazione, e alcune volte la rassegnazione, di fronte alla contrazione numerica di coloro partecipano alla vita parrocchiale: vi invito cordialmente ad aprire gli occhi e il cuore alle provocazioni che lo Spirito Santo vi offre, a partire dalla vita di tutte le persone che costituiscono la parrocchia.

La seconda istanza è rappresentata dalla prospettiva di collaborazioni sempre più significative tra le vostre parrocchie. La proposta non può essere ricondotta semplicemente alla diminuzione dei presbiteri: l’esigenza crescente di una testimonianza comunitaria sempre più incisiva e riconoscibile, richiede di attivare forme di collaborazione sensate e generative.
Le resistenze e le chiusure sono inevitabilmente mortali e non possono essere giustificate né dal Vangelo, né dalla realtà. Vi affido l’impegno di pensare ed avviare collaborazioni tra parrocchie, da verificare nel tempo e da considerare come condizioni per una nuova forma di pastorale parrocchiale. Ritengo che già da quest’anno pastorale si possano avviare percorsi in questa direzione: nel tempo potranno costituire rapporti consolidati tra parrocchie e giungere “dal basso” a costituire nuove Unità pastorali.

La terza istanza è rappresentata dalla diminuzione costante di preti giovani e di preti dedicati all’oratorio e alla pastorale giovanile. La figura del presbitero non è sostituibile, ma l’assunzione di responsabilità educativa e di comunicazione della fede da parte della comunità, rimane fondamentale. Sotto questo profilo, la nascita e la cura delle Equipes educative dell’Oratorio, sostenute dall’Ufficio diocesano competente, sono una via che rigenera la vita comunitaria della parrocchia e la sua capacità propositiva.

La quarta istanza scaturisce dal comprensibile processo di identificazione della parrocchia con le sue strutture, con la sua organizzazione, le sue opere e i suoi servizi, con le sue attività e le sue proposte, con la catechesi, la liturgia e l’organizzazione della carità, con l’impegno missionario e le diverse attenzioni alle “terre esistenziali”. La partecipazione e la vitalità della parrocchia sono misurate su questi parametri e su quelli del consenso e della condivisione della vita parrocchiale concepita così. Ritengo che lo sguardo di fede debba riuscire a riconoscere la presenza del Signore e del suo Spirito, non solo nella vita della parrocchia, ma nella vita dei parrocchiani. Lo sguardo, il nostro modo di proporci, i sentimenti evangelici della gioia, della speranza e della sorpresa, si svilupperanno nella misura in cui l’esperienza della fede, della Parola, dell’Eucaristia, dell’amore fraterno, ci indurranno sempre più ad adottare il criterio del “riconoscimento” del Regno di Dio che è in mezzo a noi, a assecondarlo, promuoverlo, annunciarlo. La vostra parrocchia diventerà sempre più fraterna, ospitale nella misura in cui corrisponderà a queste istanze.

Indicazioni Pastorali
Nell’ultima parte della lettera, vi offro alcune indicazioni particolari.
La presenza di persone consacrate e di comunità religiose è ancora significativa. ll buon rapporto che si è stabilito da tempo, merita di essere alimentato. Sappiamo e comprendiamo anche i loro problemi, ma non sottovalutiamo il significato spirituale della loro presenza, l’originalità evangelica dei loro carismi e la collaborazione cordiale che può continuare a svilupparsi. Anche a loro, che ringrazio di cuore, chiedo di entrare, con i tratti che li contraddistinguono, nelle dinamiche di una parrocchia fraterna, ospitale e prossima e di favorire le collaborazioni possibili tra parrocchie.

La presenza dei santuari merita di essere valorizzata. Non sono grandi e forse nemmeno molto conosciuti; nel nostro tempo diventano luoghi preziosi, non solo per conservare tradizioni che nutrono ed esprimono la fede, ma anche per accogliere coloro che non approdano alle nostre parrocchie e stanno compiendo itinerari personali di ricerca di Dio. La cura dell’accoglienza, particolarmente di queste persone, richiede una particolare dedizione.

Ho avuto modo di apprezzare la liturgia, semplice, partecipata e bella e vi invito a continuare ad averne cura, alimentandola con una predicazione che raggiunga il cuore di chi ascolta e nello stesso tempo ne illumini le menti. Ho avvertito che preghiere semplici, come il rosario, possono raccogliere, se poste in momenti pertinenti, anche la sensibilità dei giovani e degli indifferenti. Coloro che offrono il loro servizio nei modi più diversi per una degna e comunicativa liturgia meritano di essere ringraziati e sostenuti. Raccomando loro che questo prezioso servizio sia fatto con semplicità, rifuggendo da ogni forma di esibizionismo.

Gli incontri con i ragazzi, i giovani, i genitori e i catechisti, pur nella loro brevità, sono stati particolarmente significativi e mi hanno consegnato l’immagine di una disponibilità e generosità che la consuetudine quotidiana e le inevitabili delusioni sembrano nascondere e condizionare. Senza rigidezze e rassegnazioni e con la gioia di essere cristiani, possiamo offrire un’immagine di Chiesa, che non lascia all’amarezza e al risentimento quegli spazi che allontanano invece che attrarre.

La pandemia ha limitato, come mai era successo, la vita degli Oratori. Ringrazio tutti coloro che hanno fatto tutto ciò che si poteva per corrispondere non solo alla proposta catechistica, ma anche a quelle attività che erano consentite. La tentazione, da parte di qualcuno, di rinunciare alle attività dell’Oratorio, rischia di disperdere un patrimonio ricchissimo che ha nell’educazi0ne il suo fulcro. Sono certo che la passione di molti può sostenere una proposta che abbia a fondamento la convinzione educativa.

Non poche parrocchie, a volte con sacrifici non indifferenti, esprimono questa propositività anche attraverso la scuola dell’infanzia. L’educabilità dei bambini, la trepidazione affettuosa dei loro genitori, la professionalità amorevole delle insegnanti e di tutti coloro che concorrono al funzionamento delle scuole, rappresentano un segno della generatività della comunità cristiana.

Non sono pochi neppure i gruppi di volontariato e le associazioni che corrispondono alle più diverse esigenze e necessità. La storia del Centro di ascolto Caritas interparrocchiale, alimenta la consapevolezza che la vicinanza a tutte le condizioni di povertà e debolezza e espressione di una fede capace di alimentare la speranza. È importante guardare negli occhi il povero e non solo corrispondere al suo bisogno: solo così supereremo il pericolo di diventare un’agenzia di servizi per situazioni di emergenza e contribuiremo a creare una cultura della fraternità, oggi necessaria come il pane.

Le scadenze dettate dal calendario hanno creato l’occasione per celebrare nel vostro territorio la giornata dei lavoratori e quella di preghiera per le vocazioni. Se la prima, ha voluto essere un momento di rinnovata consapevolezza dell’importanza del lavoro nella vita dell’uomo, la seconda ci ha indotto alla preghiera per tutte le vocazioni, con la speranza che giovani riconoscano e seguano con tutto il cuore la chiamata al sacerdozio e alla vita consacrata.

Conclusione
In questi mesi, anche alle orecchie meno attente, è risuonata la parola Sinodo e sinodalità: è una consegna che Papa Francesco affida alla Chiesa del nostro tempo: camminare insieme, cominciando dall’ascolto del Popolo di Dio che custodisce la fede. Gli Organismi di comunione (Consiglio pastorale, Consiglio Affari economici, Collaboratori parrocchiali) sono la concreta attuazione di questo cammino condiviso, in cui non dobbiamo stancarci di ascoltarci vicendevolmente e di ascoltare insieme la Parola di Dio e la voce del suo Spirito.
Ogni Parrocchia disponga di Organismi che rappresentino concretamente questo modo di essere Chiesa.
Care sorelle e fratelli, presbiteri e diaconi, consacrate e consacrati, il mio pellegrinaggio pastorale mi ha condotto all’incontro con il Signore che è in mezzo a voi. Ancora una volta vi ringrazio e chiedo al Signore di fare della mia riconoscenza, una Benedizione per voi tutti.

+Francesco, vescovo

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