13 Giugno 2024
Parola del Parroco

Il tempo di Avvento e il tempo di Natale

E la speranza vera non è quella a cui pensa l’uomo secolare – “Io, speriamo che me la cavo” –, non è quella che tutto rimanga com’è ora, non è quella di tenere fermo il presente. È invece quella che corre verso nuovi cieli e una nuova terra, in cui abita la giustizia. E’ quella che corre verso il Signore che venne, che viene e che verrà per portare a compimento la bontà della creazione e in particolare la bontà della creatura fatta a sua immagine e somiglianza che siamo noi, uomini e donne.  Ciascuno di noi, infatti, è definito nella sua singolare identità da una precisa vicenda, e quindi dalla memoria che ne consegue, e dalle attese per il futuro che quella memoria configura. Senza memoria e senza futuro io proprio non ci sono. Ma proprio perché io sono definito da una vicenda, e da una vicenda non ancora conclusa, da una vicenda per così dire come sospesa, attendo dal domani il mio compimento.  Dunque è l’attesa che polarizza e giustifica la mia vita. Quando, per varie ragioni smetto di attendere posso dire che già io non vivo più ma tiro a campare. Inoltre se io non attendo più il Signore nella mia vita, neppure lo posso riconoscere quando ‘mi passa accanto’. Proprio perché l’Avvento è il primo tempo di ogni anno liturgico è anche il tempo che dà il tono a tutto il resto. Se non forma l’attesa del Signore che viene, il resto del tempo liturgico non dà alcun frutto, è vissuto invano.   Però, perché il Signore torni ad essere atteso come il compimento della bontà della mia vita, è necessario rimuovere tutti quegli impedimenti che nella nostra vita, nella nostra persona, nel nostro cuore (inteso in senso biblico come luogo di orientamento della nostra libertà) ostruiscono il suo venire in mezzo a noi, ostruiscono ‘il sentiero’ in cui possiamo felicemente incontrare il Signore Gesù come fonte, senso e compimento della nostra libertà personale, comunitaria e di popolo. Lo dice bene la figura di Giovanni il Battista che caratterizza ben due settimane delle quattro di Avvento. Egli, come abbiamo sentito nel Vangelo di Matteo della seconda domenica di Avvento, è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia, quando disse: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”. Quali sono i sentieri personali e comunitari che siamo chiamati a raddrizzare per incontrare il Signore che viene e che verrà? Io credo anzitutto che ci sia bisogno di riconoscere che non di solo pane vive l’uomo. Non di soli bisogni vive la nostra vita. Se non riconosciamo, dentro i nostri legami con le persone e con le cose, la buona e bella Parola di promessa scritta da Colui per mezzo del quale e in vista del quale sono state fatte tutte le cose, l’Avvento non formerà e neppure approfondirà dentro i nostri cuori l’attesa del Signore che viene e che verrà per portare a compimento la sua promessa di vita buona per sempre fatta ad ogni uomo e ogni donna. La promessa di condividere con noi la vita buona e santa del suo Figlio Unigenito, fattosi uomo per manifestare pienamente, a prezzo del suo sangue, il senso di questa promessa. Se non vigiliamo su noi stessi, il tempo di Avvento sarà semplicemente sostituito dal tempo commerciale, quello per provvedere ai regali da fare a Natale o per provvedere alle compere necessarie alle nostre feste. Un tempo semplicemente per provvedere alla saturazione dei bisogni primari e soprattutto quelli secondari, indotti dall’industria dell’immagine, della moda, della comunicazione e della pubblicità. Sempre l’evangelista Matteo, nel presentare la figura del precursore di Gesù, prima di riferirla alle parole del profeta Isaia, attesta che Giovanni il Battista predicava nel deserto della Giudea dicendo: “ Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”.  L’Eucarestia domenicale, la preghiera comunitaria del venerdì, la preghiera nel segreto della propria stanza che fa risuonare in modo personale la parola ascoltata la domenica, la catechesi, il progetto di solidarietà e la pratica quotidiana del vangelo ci dispongano ad approfondire la nostra attesa e la nostra conversione nei confronti del Signore che venne, viene e verrà. Buon Avvento e buon Natale!

Don Eros

 

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